Il 15 maggio 1989: dopo tre soli giorni  dall’inizio delle operazioni, Claudio Ciaravolo pensa che sia venuto il  momento della fase successiva: la smentita. Nel corso di un’affollata conferenza stampa smentisce pubblicamente quello che tutti (persone, e media) ormai raccontano come vero, rivelando che  la maglietta di sicurezza non si vende  da nessuna parte; e spiega diffusamente le finalità scientifiche dell’operazione, e le sue varie tappe. A sostegno di quanto dice, esibisce, e  vende a caro prezzo, l’esclusiva  in centinaia di paesi dei filmati e delle foto del set su cui è avvenuta la singolare  performance-esperimento della diffusione  della leggenda della maglietta.

Ciaravolo non vende alcuna maglietta: ma i filmati della rappresentazione della finta vendita li vende, eccome! Guadagnando molto di più di quanto avrebbe guadagnato vendendo le magliette (o solo le royalty).

Claudio Ciaravolo sa bene che, nonostante gli ampi spazi dedicati da tutti i media, in tutto il mondo,  al suo esperimento: e benché egli stesso,  ospite nelle trasmissioni tv più popolari, rilasci interviste in cui spiega l’esperimento con dovizia di particolari, la smentita  che non  è mai stata venduta alcuna maglietta  non attecchirà; finirà anzi per rinforzare il dato, secondo il quale le m. di s. si vendono dappertutto.  L’unico risultato della smentita sarà quello di aggiungere una coda alla leggenda: si dirà che “a inventarla  - e ad arricchirsi con le royalty - è stato un napoletano creativo, uno studioso della comunicazione…”  

Niente di più falso: la maglietta, sia come capo d’abbigliamento, che come souvenir, non è mai stata venduta. Né nei negozi, né sulle bancarelle. E non sarà venduta nemmeno in seguito.

Le uniche magliette che si siano vendute  - nel gennaio  1991 – saranno  quelle servite per la “semina” della storia, vale a dire per il  finto set cinematografico:  sono solo 100, numerate, firmate e autenticate dall’autore, e  appartengono  al mondo rarefatto delle opere d’arte.