A Napoli,ma non in un mercatino ,sul lungomare  in quella che per i napoletani è una location improbabile per una vendita di magliette, Claudio Ciaravolo realizza  un autentico set cinematografico. Con autentiche telecamere, che effettuano autentiche riprese da ogni angolazione. Su questo set mette in scena “una vendita” di magliette: dice ai molti curiosi che si fermano a guardare, e si domandano di che riprese si tratti, che si sta girando un film sulla napoletanità,  e chiede ad alcuni di loro di collaborare alle riprese. Gli attori  che vendono le magliette, e quelli che le comprano, non sono degli attori, come la gente crede, ma degli psichiatri della sua equipe.

Claudio Ciaravolo utilizza questo set  cinematografico per “stanare”, tra i tanti curiosi, i depositari (i detentori) dello stereotipo sui napoletani: la situazione darà corpo alla fantasie visive di chi ci vuole credere. Ciaravolo stesso, nella veste di regista del “film”,  durante le riprese, si comporta da regista: dà indicazioni agli attori, e fa ripetere più volte la stessa scena, proprio come si fa quando si gira un film.

Ma per chi – tra gli astanti - pensa che i napoletani sono davvero così: ingegnosi, ma imbroglioni, quest’occasione va colta al volo: questa storia  di fregare il vigile con la maglietta che simula la cintura allacciata è troppo bella per essere falsa. Claudio Ciaravolo è convinto che  tra i tanti curiosi che assediano il suo set cinematografico (e che saranno perciò testimoni di questa vendita per esigenze di scena; dunque palesemente finta), ci sarà qualcuno che, per confermare le sue idee stereotipate sui napoletani, finirà per raccontarla come una vera vendita. Quelli che, tra i suoi successivi ascoltatori, aderiscono allo stesso stereotipo,  pur di accreditare la maglietta di sicurezza finiranno per dire di aver visto coi propri occhi le bancarelle che le vendevano: e così la leggenda  decollerà.

Mostrare (in seguito) il filmato integrale della sua plateale rappresentazione della finta “vendita” della maglietta servirà  a Ciaravolo per dimostrare che in nessun momento ha fatto credere agli astanti che queste magliette fossero veramente in vendita: se la leggenda partirà (e Ciaravolo è convinto che andrà così), questo filmato sarà la prova inconfutabile che il responsabile della  diffusione della leggenda non è stato lui: è stato qualcun altro che, per confermare le proprie idee (conformi allo stereotipo) sui napoletani, ha visto una cosa, e ne ha raccontata un’altra.

Il filmato, quando Ciaravolo lo renderà pubblico, dimostrerà così che uno  stereotipo, in quanto opinione incrollabile, che non ammette dubbi, resiste anche alla chiarezza: cancellando tutti quegli elementi (il set, le tante telecamere, i ciak ripetuti, la recluta di volontari che recitano la parte dei finti acquirenti)
che non gli fanno comodo. La potenza dello stereotipo si vedrà anche all’atto della smentita: chi ha bisogno di confermare che i napoletani sono proprio così: geniali e imbroglioni, all’affermazione di Ciaravolo “la maglietta di sicurezza non si è mai venduta” sottrae, con la massima naturalezza, il “non” e il “mai”. La frase diventa così “la maglietta di sicurezza si è venduta”.